Gibson Les Paul

Contenuto a cura di . | Postato il 04-01-2007

Quella che ancor’oggi rappresenta il gioiello indiscusso, la vetta che molti chitarristi di tutti i generi cercano di raggiungere (molto faticosamente visto il prezzo) è la Gibson Les Paul.



La sua linea, nel 1952, divenne subito un classico, soprattutto per la manifattura dei legni che, così oggi come ieri, è superba e costosissima (per esempio il modello “Standard” costa oggi in Italia in media 2000€). La sua storia è più emozionante di un romanzo, con momenti alti e bassi, ma alla fine è rimasta e rimarrà una grande chitarra, con un suono grandioso che ha fatto storia e che ha contribuito, in maniera attiva, in vari generi musicali, dal Jazz all’Heavy Metal, dal Blues al Rock.

Come prima cosa va detto che la manifattura della Les Paul è ed era curatissima nei minimi particolari: dai bordi in “ivoroid”, a triplo filo bianco-nero nelle serie lussuose per cassa, manico e paletta, agli intarsi in madreperla, allo scasso per l’impianto elettrico sul retro per evitare mascherine di plastica fino alle verniciature di nitro.

La cassa: la Les Paul è realizzata in mogano con top in acero, e questo è l’aspetto più significativo dell’intera produzione (eccezione fatta per i modelli “The Paul”: cassa in noce senza top; “Artisan 55 Special”: cassa in mogano; “Spotlight Special” parte centrale in noce): il mogano è poroso, discretamente pesante e ricco di risposta armonica; l’acero, più compatto e rigido, è un ottimo distributore delle alte frequenze. Alcuni modelli economici, come le serie “Junior” e “TV” o la SG, alternativa per un periodo limitato, presentano una cassa a fronte piatto.

Il manico: è incollato al corpo con una tecnica detta “bolt-in”, dove una fresatura corrispondente alla sagoma del tacco del manico consente l’innesto di questo con un fissaggio molto solido.
Questo garantisce una trasmissione delle vibrazoni ottimale. I legni per la realizzazione dei manici sono: acero, mogano e noce, mentre le tastiere sono in ebano o in palissandro eccetto alcuni modelli “custom” con tastiera in acero.
La scala di 62,9 è rimasta invariata, ad eccezione del modello “Baritone”. All’interno del manico un tirante in acciaio permette di regolare le eventuali curvature della tastiera per la trazione delle corde.

I pick-up: all’inizio (1952-1956) la Gibson usava i P-90 (dette saponette per la propria forma) che erano “single coil” (monobobina). Successivamente vennero usati pick-up humbucker, ovvero che “evitano il ronzio”: i single coil, infatti, mostravano un rumore di fondo detto appunto hum, mentre gli humbucker, a due bobine in controfase, ne erano esenti. P.A.F. (Patent Applied For, “richiesta di brevetto effettuata”) fu il nome con cui dal ’57 al ’62 vennero denominati gli humbucker creati da Seth Lover per la Gibson nel ’55. A seconda del tipo hanno delle spire di filo di rame avvolte intorno ad un magnete che può essere fatto “Alnico” o ceramica. Il tipo AlNiCo è composto dal 50% di ferro ed il resto da Alluminio, Nickel, Cobalto e Rame (dalle iniziali dei quali deriva Al-Ni-Co) che alla fine rendono un alto flusso ed una bassa smagnetizzazione. Quella di tipo ceramica non contiene elementi ferrosi e viene denominata Indox, Diox, Arnox a seconda della ditta produttrice. A confronto con quello di tipo Alnico, quello a base ceramica ha un flusso minore, ma ha una capacità di smagnetizzazione pari a sei volte superiore. La Gibson produce oltre 60 modelli di pick-up e la scelta per ogni modello di chitarra è studiata in base al legno di manico e cassa. La ditta li suddivide, per facilità, in tre grandi categorie: “Original Humbucker” (Alnico): 6 poli regolabili con un magnete, base in ottone, coperchio esterno in nickel asportabile.
Un avvolgimente attivo ed uno passivo. “Super Humbucker”(Indox): 6 poli regolabili, un magnete, coperchio in nickel non asportabile.
Due avvolgimenti attivi. “Mini Humbucker” (Alnico): 6 poli regolabili, un magnete, base in ottone, coperchio in nickel non asportabile. Come su ogni chitarra, il peso è determinato dai legni e dall’hardware usati.

Sulla Les Paul si va dai 3,8 kg della “The Paul” ai 4,9 kg della “Custom”. Un’altro punto fondamentale è la verniciatura, tant’è vero che ogni chitarra è passata con 7 mani di vernice “Nitro” a spruzzo e sempre nella sequenza: turapori – colore – trasparente. Un lungo e costoso lavoro, che però dà un risultato finale invidiabile, che si traduce in “calore” al tatto e alla vista, durata nel tempo e pochi ostacoli all’armonicità della cassa e del manico.

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