120 minuti con Ritche Kotzen

Contenuto a cura di . | Postato il 22-12-2007

Giovedi 13 Dicembre 2007, Clinic di Ritche Kotzen presso un piccolo teatro in provincia di Pavia.

Poche parole per descrivere l’evento, poche ma sincere. E’ stata davvero un’ottima esperienza partecipare alla clinic, ho tovato Ritche un musicista davvero completo, ma soprattutto una persona davvero squisita e disponibile.



Il tutto è iniziato con l’esecuzione di un suo brano, che ha fatto rimanere me e il resto della “ciurma” a bocca aperta. Subito dopo ci ha parlato della sua strada per raggiungiere la “vetta”, ridendo e scherzando, quasi come tutti noi ci conoscessimo da una vita.
Ha fatto spegnere le luci del palco per accendere quelle in sala, non voleva distacco tra noi e lui.
Dopo un ulteriore brano ci ha parlato invece di come ci si deve comportare in una band, ha sottolineato più volte il fatto che prima della musica, prima di essere musicisti, bisogna essere uomini, ovvero il rapporto che deve esserci nella band non deve essere quello di “colleghi di lavoro”, ma di amici.

Musicalmente invece, ci ha fatto capire quanto è importante ogni singola nota, ogni singolo strumento, ritmico, solista, non importa.
Ognuno è importante nella band, ci ha spiegato come la sezione ritmica deve seguire in perfetta simbiosi la sezione solista, facendo molti riferimenti alla batteria ci ha spiegato come certe effetti, certe emozioni non possono uscire se non si segue questa regola. Dopo averci deliziato con un altro brano ha dato parola a noi, disponibile a ogni nostra domanda. Il discorso si è spostato intorno al canto, dei suoi studi, e qualche piccola dritta sulla respirazione.
Poi ha parlato di composizione, o meglio, dei momenti di ispirazione. Consiglio suo: tenete un registratore vocale sul comodino! Due dei suoi ultimi brani sono stati composti in piena notte, si svegliava con in mente una melodia la notte, la registrava, e al mattino l’elaborava. Fantastico.

Dopodichè ha improvvisato un unplagged, solo chitarra e voce, che dire.. non solo siamo rimasti colpiti dalla sua tecnica chitarristica ma anche dalla sua esecuzione vocale.
Non ha mancato di certo il discorso strumentazione. La sua risposta è stata secca: “Ho bisogno soltanto di un amplificatore che riproduca esattamente ogni mio gesto”, quindi la dinamica al primo posto.

Mi ha fatto davvero piacere conoscere più a fondo Ritche, un’esperienza davvero indimenticabile.

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